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Non ci sono noci pecan, mandorle, arachidi o pistacchi che tengano: le noci comuni contengono antiossidanti in grado di proteggere cuore e arterie fino a 2 volte di più, e hanno fino a 15 volte più vitamina E degli altri frutti secchi. A sostenerlo è uno studio presentato al 241° National Meeting & Exposition dell'American Chemical Society da un gruppo di ricercatori statunitensi dell'Università di Scranton in Pennsylvania guidati da Joe Vinson. Che spiegano che 7 noci al giorno sarebbe il numero perfetto per ottenere i benefici salutari. Gli studiosi hanno messo in paragone i nutrienti di noci comuni, mandorle, arachidi, pistacchi, nocciole, noci del Brasile, anacardi, noci macadamia e noci pecan, rilevando la superiorità del contenuto delle noci comuni. Tutta la frutta a guscio contiene proteine di alta qualità, vitamine, minerali, fibra alimentare ed è priva di glutine - e quindi tollerata dai soggetti celiaci. Anni di ricerca da parte di scienziati di tutto il mondo hanno messo in evidenza, spiega Vinson, che un consumo regolare di piccole quantità di noci o di burro di arachidi è collegato alla diminuzione del rischio di sviluppare malattie cardiache, alcuni tipi di cancro, calcoli biliari e diabete di tipo 2. Le noci hanno un marcia in più anche perché, a differenza di molti altri tipi di frutta secca che viene consumata tostata - processo che fa diminuire il contenuto di nutrienti disponibile - vengono consumate al naturale: "Le noci sono di rango superiore ad arachidi, mandorle, noci pecan, pistacchi e altra frutta secca - spiega Vinson -. Una manciata di noci contiene quasi il doppio di antiossidanti di un qualsiasi altro frutto secco. Questo studio suggerisce che si dovrebbero mangiare più noci all'interno di una dieta sana". (Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Il tumore del seno fa sempre meno paura. Se diagnosticato in fase precoce, infatti, nel 90% dei casi guarisce perfettamente. Questo grazie anche ai progressi della ricerca, che vedono il nostro Paese capofila nel mondo per il trattamento e l'assistenza delle pazienti. ''Il contributo del Gruppo Italiano Mammella (GIM) e' stato determinante per raggiungere l'eccellenza - ha spiegato Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Regina Elena di Roma, durante il convegno nazionale promosso dal GIM nella capitale per la presentazione degli ultimi lavori scientifici sul cancro al seno -. Il nostro network, che riunisce i maggiori specialisti italiani, e' nato dal desiderio di costituire un rapporto di stretta collaborazione clinica e scientifica tra tutti coloro che operano quotidianamente in questo settore.

Per assicurare alle pazienti il maggior livello assistenziale possibile, oltre a favorire il progresso nella ricerca.

Abbiamo compiuto grandi passi. Tutto il lavoro fatto finora rischia pero' di essere minato, nella sua validita', dalla mancata o non corretta applicazione di raccomandazioni e linee guida sul trattamento della patologia. Siamo preoccupati, come oncologi, dalla formulazione di proposte terapeutiche spesso minimaliste, che non tengono conto delle raccomandazioni provenienti dalle Societa' Scientifiche.

Queste modalita' di cura, seppure accattivanti per le pazienti per la loro durata ridotta ed una contenuta incidenza di effetti collaterali, spesso non sono sostenute da sufficienti prove scientifiche. Presentano quindi il rischio concreto di un minore effetto sulle possibilita' di guarigione''. Eppure, esistono ormai da tempo schemi terapeutici di comprovata efficacia, fondamentali per le oltre 46mila italiane che ogni anno si ammalano di neoplasia al seno. ''La Comunita' Oncologica Nazionale offre alle pazienti un'uniformita' di trattamenti e percorsi condivisi ed omogenei su tutto il territorio - ha detto Lucia del Mastro, dell'Oncologia Medica dell'IST di Genova -.

Questo permette da un lato di lavorare in rete tra le diverse Oncologie, dall'altro di ottimizzare dati clinici e utilizzare in modo appropriato le risorse per garantire alle malate le migliori modalita' di approccio diagnostico e terapeutico''. Il Gruppo riunisce 140 centri d'eccellenza in tutta Italia che stanno conducendo in contemporanea diversi studi clinici cui partecipano migliaia di pazienti.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Chi mangia alimenti ricchi di fibre può sperare di vivere più a lungo di chi non lo fa, in media del 22% in più. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine che ha esaminato la dieta di oltre 30.000 persone tra i 50 e 71 anni alle quali è stato chiesto di dichiarare il loro menu-tipo. Ne è emerso che gli uomini che hanno mangiato in media circa 30 grammi di fibre al giorno e le donne che hanno superato i 25 grammi - per lo più cereali integrali come grano, avena e orzo - hanno una speranza di vita il 22% maggiore rispetto a coloro che ne hanno consumati tra i 10 e 12,6 grammi al giorno. La ricerca è stata condotta dal National Institutes of Health-Aarp Diet and Health Study. Le fibre hanno proprietà antinfiammatorie e l’infiammazione è spesso associata a malattie infettive e respiratorie. "Una dieta ricca di fibre alimentari derivate da cibi vegetali integrali - scrivono gli autori - può fornire svariati benefici per la salute". Le diete ad alto contenuto di fibra sono collegate a un minor rischio di morte in generale e soprattutto per colpa di malattie cardiovascolari, malattie infettive e malattie respiratorie sia negli uomini e nelle donne. I cereali integrali sono in grado di combattere e prevenire l'ipertensione al pari dei farmaci comunemente usati per lo stesso scopo: è quanto emerge da un altro studio dell'University of Aberdeen (Regno Unito), secondo cui chi mangia tre porzioni al giorno tra cereali non raffinati e pane e riso integrali è protetto dall'ipertensione e, di conseguenza, vede diminuire l'incidenza di infarto fino al 15% e di ictus fino al 25%. (Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Un italiano su due soffre di reflusso gastroesofageo, cioe' di ''bruciore di stomaco'', uno su dieci di cattiva digestione e mal di stomaco e quattro milioni di stipsi. Inoltre, osservando patologie piu' gravi, il tumore del colon retto rappresenta la seconda causa di morte oncologica. Le malattie gastroenterologiche, spesso sottovalutate, oggi sono, quindi, tra le patologie piu' diffuse, come dimostrano gli oltre 1.500.000 ricoveri che sono causati da loro ogni anno in Italia.

Ma esiste un modo per ridurre, almeno in parte, la diffusione di queste malattie? Secondo i gastroenterologi dell'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO), riuniti a Bologna per il 19* Congresso nazionale della malattie digestive insieme alle altre associazioni dedicate alle malattie digestive, la prevenzione passa attraverso buone abitudini a tavola, uno stile di vita attivo e controlli medici periodici.

La ricerca scientifica degli ultimi dieci anni ha mostrato quanto siano dannosi un'alimentazione eccessiva e sbilanciata e uno stile di vita sedentario.

Spiega Elisabetta Buscarini, presidente dell'Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO): ''In questi ultimi tempi si sente parlare frequentemente di regimi alimentari miracolosi ed estremi in grado tutelarci da ogni malattia e, nello stesso tempo, di restituirci una linea perfetta. In genere si tratta di operazioni commerciali piu' o meno azzeccate che non hanno niente di scientifico e, talvolta, sono anche pericolose. Purtroppo, non esiste una ricetta miracolosa per correggere in poco tempo gli errori di anni. In realta', bisogna sempre prendersi cura di se' e seguire alcuni principi semplici: consumo moderato di carne rossa e alcol, varieta' della dieta, tanta acqua e soprattutto movimento e attivita' fisica''.

Quali sono, quindi, le ''regole d'oro'' contro un cattivo funzionamento dell'apparato digerente, oltre che contro malattie gravi come tumori e patologie dell'apparato cardiovascolari? ''Non fumare''. ''Mantenere il peso corporeo stabile nel tempo'', controllandolo periodicamente sempre sulla stessa bilancia, al mattino. ''Seguire una dieta equilibrata'' con poco sale e tanti vegetali: almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura . ''Ridurre i cibi grassi'' (burro, cibi fritti) carni rosse e i formaggi fermentati. ''Ridurre il piu' possibile bibite zuccherate e cibi molto zuccherati'' (snack, brioche etc). ''Ok a un bicchiere di vino ma non piu' di uno al giorno''. ''Bere acqua in quantita appropriata'', almeno 1,5 litri perche' aiuta il buon funzionamento dell'apparato digerente.

E' molto importante, infine, fare un'attivita' fisica regolare (almeno 3/5 volte alla settimana), di intensita' moderata (camminata veloce, bicicletta, nuoto, ecc), per almeno 30-60 minuti per volta.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Gli italiani sanno che dovrebbero bere almeno due litri di bevande al giorno ma ne consumano meno della meta' (circa 800 ml). Perche' si dissetano solo quando hanno sete. Da sfatare invece le credenze sull'assunzione eccessiva degli zuccheri (saccarosio, fruttosio e lattosio): circa 67 grammi quotidiani per gli uomini e 61 per le donne. Ben al di sotto quindi dei 75 grammi, indicati dagli esperti come limite da non superare.

Lo zucchero aggiunto in media agli alimenti e bevande durante la giornata (caffe', te', spremute, yogurt ecc.) e' pari a circa 3,3 cucchiaini (poco piu' di 60 Kcal, pari a solo il 3,3% delle calorie giornaliere per un adulto sano).

E' quanto emerge dai dati preliminari dell'indagine LIZ, raccolti su circa 800 persone (saranno 5.000 al termine dello studio) dai medici di famiglia della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), in collaborazione con Nutrition Foundation of Italy (NFI). Lo studio e' stato presentato al 29mo Congresso della societa' scientifica, a Firenze. ''E' significativo che il 35% degli uomini ed il 40% delle donne non aggiunga zucchero (saccarosio) ad alcun cibo - afferma Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Abbiamo raccolto dati reali e aggiornati per intraprendere e proporre alle Istituzioni azioni di prevenzione mirate. Dal 2005 mancavano statistiche di questo tipo. Nel sondaggio abbiamo chiesto agli italiani cosa sanno del corretto consumo di liquidi e zuccheri e come effettivamente si comportano. La recente proposta di tassare le bevande gassate, anche se virtuosa negli intenti, appare quindi ingiustificata perche' non tiene conto dei consumi reali dei cittadini. Basti pensare che la Danimarca, dopo aver introdotto una tassa analoga su alimenti ad elevato contenuto di grassi saturi, l'ha recentemente abrogata, e ha inoltre desistito dall'idea di introdurne un'altra sullo zucchero. La medicina dei sani, cioe' la promozione della salute attraverso stili di vita corretti, deve agire su sedentarieta', alimentazione scorretta, fumo di sigaretta e abuso di alcol''. Eliminando questi fattori di rischio, l'80% delle malattie croniche, come diabete, tumori, ipertensione e patologie cardiovascolari, puo' essere prevenuto. Secondo Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG, ''servono nuovi strumenti per far comprendere ai cittadini come mantenersi sani. Se nel 1995 il 37,8% della popolazione era sedentario, nel 2010 questa percentuale e' salita al 38,3%: si tratta di piu' di 22 milioni di persone che dichiarano di non praticare nessuna attivita' fisica nel tempo libero. Il verdetto immediato di questa carenza di esercizio lo pronuncia la bilancia. Il 36,6% dei nostri connazionali e' in sovrappeso, il 10,6% addirittura obeso, pari a circa 6 milioni di individui. L'andamento e' in preoccupante aumento se si considera che il numero degli obesi dal 1994 ad oggi e' cresciuto del 25%. Per agire in modo mirato stiamo raccogliendo concreti e aggiornati''.

In Italia sono 2 milioni e 970mila i diabetici (il 4,9% della popolazione), 2 milioni e 250mila persone vivono con una diagnosi di tumore. Ancora piu' alto e' l'impatto delle patologie cardiovascolari: la sola ipertensione, un vero ''killer silenzioso'' provoca circa 240.000 morti l'anno ed e' responsabile del 47% delle cardiopatie ischemiche e del 54% degli ictus cerebrali. Per combattere queste malattie, alla dieta corretta deve essere associata l'attivita' fisica, che puo' essere efficace come un farmaco.

L'esercizio fisico in ricetta, oltre ad assicurare una salute migliore, puo' garantire la sostenibilita' del Servizio Sanitario Nazionale, spiegano i medici. Oggi l'11% della popolazione mondiale ha piu' di 60 anni, si calcola che nel 2030 questa percentuale salira' fino al 17% e nel 2050 al 22%. E l'Italia si colloca ai vertici della classifica della longevita': e' il secondo Paese al mondo, dopo il Giappone, per aspettativa di vita: ''Dobbiamo sapere rispondere alle esigenze di salute di queste persone'', conclude Brignoli.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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