Si e' sempre in ritardo per la prova costume: questo le donne lo sanno fin troppo bene. Il boom delle iscrizioni in palestra del mese di maggio dimostra che nella stagione invernale la pigrizia ha spesso la meglio, costringendo poi a ricorrere a diete drastiche per non sfigurare. In realta' l'inverno e' la stagione ideale per mantenere la linea e raggiungere l'obiettivo ''curve perfette'', quindi e' bene giocare d'anticipo. Quest'anno sara' la moda a spronare le donne, dato che gli abiti invernali comparsi recentemente sulle passerelle aderiscono alla silhouette come una seconda pelle.

Il personal trainer Andrea Carollo invita a non farsi prendere dal panico e consiglia alcuni semplici esercizi per avere glutei alti e sodi: ''Occorre scegliere dei movimenti che permettano di contrarre il gluteo; per esempio eseguire degli affondi a passo lungo prima con una gamba, poi con l'altra (6 per 15 volte per ciascuna gamba)''.

E se invece il tempo per esercitarsi e' poco? Niente paura. ''In alternativa - suggerisce Carollo - si possono fare le scale a piedi (tutti i giorni una decina di ripetizioni da 20 secondi ciascuna) salendo pero' due o tre gradini alla volta''. Insomma, messi al bando ascensori ed elevatori mobili, le scale tradizionali possono essere invece un prezioso alleato.

Per chi va gia' in palestra, infine, Carollo consiglia di dedicarsi al tapis roulant (almeno 20 minuti per 3 volte alla settimana) con un grado di inclinazione intorno al 5-6%. ''In questo modo -conclude l'esperto di fitness - il movimento stimola la contrazione dei muscoli posteriori. E il gluteo soffre, ma poi ringrazia...''.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Cambia l'anno, ma le paure restano sempre le stesse. Anche nel 2013, infatti, cellulite, rughe e peluria si confermano tra gli incubi piu' temuti dalle donne italiane, al punto tale da essere considerati veri e propri nemici che attentano alla bellezza femminile e che, per questo, vanno sconfitti con le migliori armi presenti sul mercato. A far emergere questa realta' e' una ricerca condotta dal Centro Studi Guam su un panel di 1000 donne di eta' compresa tra i 18 e i 50 anni che ha permesso di stilare la top ten degli inestetismi piu' detestati.

Con il 75% delle votazioni, la pelle a buccia d'arancia si conferma il cruccio piu' grande che tormenta le italiane nel tentativo di trovare una soluzione a scelta tra l'esercizio fisico costante e mirato alle zone in cu il problema e' localizzato, le diete e l'utilizzo di prodotti specifici quali creme e fanghi d'alga, soprattutto alla vigilia della fatidica prova costume.

A seguire, con il 45%, le rughe (preziosa risorsa per il mercato dei prodotti antiage, dei filler riempitivi e dei trattamenti laser), la cui comparsa diventa subdola rivelatrice dell'eta' anagrafica e, peggio, di una parola che fa paura a molte: invecchiamento. Altro annoso problema sembra essere poi la peluria indesiderata (39%), che rende le italiane schiave di sedute di fotoepilazione a luce pulsata e dolorose cerette.

Le smagliature, invece, assillano il 35% del gentil sesso , mentre la pancia gonfia si attesta al 25% e i fianchi appesantiti al 22% col ricorso a tisane depurative, creme e diete molto spesso poco equilibrate.

Il 10% delle donne ha inoltre dichiarato di temere la caduta dei capelli, molto spesso reazione allo stress provocato dal calore eccessivo di phon e piastre, nonche' a trattamenti aggressivi quali tinte, meches e stirature chimiche e alla quale si cerca di rimediare con trattamenti tricologici o cure farmacologiche che possono presentare rischi e controindicazioni.

Anche le macchie cutanee (7%) che talvolta compaiono con l'eta' o dopo l'esposizione al sole rappresentano una fastidiosa fonte di preoccupazione per chi non ha la possibilita' di ricorrere a sedute di laser o di peeling chimico per attenuarle. Brufoli e occhiaie a pari merito (5%) sono invece seccature soprattutto per le adolescenti.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Tempestività determinantePoliclinico Tor Vergata aderisce a Stroke Action Plan for Europe

Asimmetria del volto, sensazione di debolezza a un braccio o una gamba, difficoltà di linguaggio, perdita di equilibrio o coordinazione, sono alcuni dei segnali da non sottovalutare e che indicano un’interruzione dell’apporto di sangue a una parte del cervello che può portare a morte o a gravi disabilità permanenti se non gestita tempestivamente. Piccoli segnali, spesso sottovalutati, possono predire il sopraggiungere di un ictus, una patologia che colpisce 200.000 persone ogni anno in Italia e che rappresenta la seconda causa più comune di morte e la principale causa di disabilità nell’a­dulto per via delle conseguenze permanenti che può comportare. Nel percorso diagnostico-terapeutico per il trattamento dell’ictus in fase acuta, la tempestività è un fattore determinante. Il Policlinico Tor Vergata – tra i centri più attivi in Italia per numero annuale di procedure di trombectomia e punto di riferimento per la presa in carico in emergenza del paziente colpito da ictus – aderisce allo Stroke Action Plan for Europe 2018-2030 per sensibilizzare su prevenzione e gestione tempestiva dell’ictus. Il 22 febbraio all’Università Tor Vergata parte il primo master universitario di II livello in “Gestione dell’ictus in fase acuta” Al Policlinico di Tor Vergata sono stati trattati nel 2018 circa 140 pazienti, ottenendo una completa autonomia funzionale valutata a 3 mesi nel 50% circa dei casi, nonostante l’estrema gravità dei sintomi all’esordio. L’ottimizzazione dei percorsi e la formazione del personale dedicato sono elementi fondamentali per la corretta gestione di una patologia così grave per la quale il tempo di trattamento rimane un fattore determinante. “Il processo di invecchiamento della popolazione- spiega Marina Diomedi, responsabile della Stroke Unit della Fondazione Policlinico Tor Vergata – ha portato ad un aumento del numero di pazienti colpiti da ictus ma questi possono contare su una maggiore efficienza della rete dell’emergenza ictus che permette loro di arrivare al setting più appropriato in tempo utile per un trattamento. È però necessario che il paziente riconosca i sintomi e agisca con tempestività rivolgendosi a centri Hub specializzati. Il Policlinico Tor Vergata, in quanto hub della rete per l’ictus, serve un bacino d’utenza di circa 1.800.000 persone ed esegue ogni anno un numero sempre crescente di trombectomie, uno dei più alti in Italia”. La Stroke Unit della Fondazione Policlinico Tor Vergata, punto di riferimento per la presa in carico in emergenza del paziente colpito da ictus, promuoverà nel corso dell’anno iniziative di sensibilizzazione e formazione, in linea con quanto suggerito dallo Stroke Action Plan for Europe 2018-2030 firmato dalla Stroke Alliance For Europe (SAFE) e l’European Stroke Organization (ESO). Tra queste l’avvio del primo master universitario di II livello “La gestione dell’ictus in fase acuta” e la promozione di eventi diretti alla popolazione per migliorare le conoscenze sulla prevenzione ed i segni precoci dell’ictus.


Fonte: askanews.it

Nutrizione sana è primo strumento prevenzione

Un corretto stile di vita è fondamentale per la buona salute del fegato. Parola di Aisf-Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, che sottolinea come il fegato resti lo specchio della salute del corpo, in quanto è la centrale metabolica dell’organismo: se viene alterato, genera conseguenze anche in periferia. Il panorama delle malattie del fegato è in continua evoluzione e così il ruolo dell’epatologo. Le sfide tradizionali dell’epatologia restano quelle della lotta contro le epatiti virali B e C e contro le loro conseguenze, come l’epatite acuta, la cirrosi epatica, il tumore del fegato e il trapianto del fegato. Negli ultimi anni gli specialisti poi, hanno concentrato i propri sforzi anche su altre patologie emerse: le malattie metaboliche, ossia la steatosi epatica (NAFLD) e la steatoepatite (NASH), caratterizzate da una nutrizione scorretta e da uno stile di vita alterato. “Il dilagare di obesità e diabete ad esempio – spiega Salvatore Petta, segretario dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), e Ricercatore dell’Università di Palermo specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva – rendono conto dell’incremento delle malattie croniche del fegato da accumulo di grasso, ovvero steatosi epatica non alcolica. Tale condizione interessa oggi circa il 25% della popolazione generale e più del 50% della popolazione obesa e/o diabetica; si stima poi che circa il 2% della popolazione generale e circa il 10% della popolazione di soggetti diabetici presentino una malattia di fegato con danno significativo secondario a steatosi epatica”. Per “stile di vita” non si intende solo l’alimentazione, ma anche la componente psicologica, il contesto sereno, l’attività sportiva: tutto ciò che sta intorno all’individuo sin dalla sua età più infantile influisce sulle successive patologie da adulto. Proprio lo stile di vita è il nuovo oggetto di interesse per gli epatologi per far fronte alle patologie non trasmissibili. Grande attenzione dunque da questa categoria di specialisti per la prevenzione, di cui il primo strumento è la nutrizione, che con l’attività fisica e lo stress costituisce l’insieme di elementi su cui lavorare per generare un corretto stile di vita. “Per agire in maniera incisiva sullo stile di vita bisogna intervenire già nell’età dell’infanzia, sui primi dieci anni di vita di un bambino – chiarisce Antonio Gasbarrini, Coordinatore della Commissione AISF Lifestyle e fegato, Professore Ordinario di Gastroenterologia all’Università Cattolica, Dirigente dell’Area di Medicina Interna, Gastroenterologia e Oncologia del Policlinico Gemelli – se si riconosce uno stile di vita deviato si possono prevenire o curare meglio determinate malattie. Un corretto stile di vita permette di prevenire le malattie metaboliche (diabete, insulino-resistenza, steatosi epatica) e le loro conseguenze (come le malattie cardio e cerebrovascolari), ma anche le malattie immuno-relate, altra grande piaga oggi nel nostro Paese”. 


Fonte: askanews.it

Chi mangia alimenti ricchi di fibre può sperare di vivere più a lungo di chi non lo fa, in media del 22% in più. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Archives of Internal Medicine che ha esaminato la dieta di oltre 30.000 persone tra i 50 e 71 anni alle quali è stato chiesto di dichiarare il loro menu-tipo. Ne è emerso che gli uomini che hanno mangiato in media circa 30 grammi di fibre al giorno e le donne che hanno superato i 25 grammi - per lo più cereali integrali come grano, avena e orzo - hanno una speranza di vita il 22% maggiore rispetto a coloro che ne hanno consumati tra i 10 e 12,6 grammi al giorno. La ricerca è stata condotta dal National Institutes of Health-Aarp Diet and Health Study. Le fibre hanno proprietà antinfiammatorie e l’infiammazione è spesso associata a malattie infettive e respiratorie. "Una dieta ricca di fibre alimentari derivate da cibi vegetali integrali - scrivono gli autori - può fornire svariati benefici per la salute". Le diete ad alto contenuto di fibra sono collegate a un minor rischio di morte in generale e soprattutto per colpa di malattie cardiovascolari, malattie infettive e malattie respiratorie sia negli uomini e nelle donne. I cereali integrali sono in grado di combattere e prevenire l'ipertensione al pari dei farmaci comunemente usati per lo stesso scopo: è quanto emerge da un altro studio dell'University of Aberdeen (Regno Unito), secondo cui chi mangia tre porzioni al giorno tra cereali non raffinati e pane e riso integrali è protetto dall'ipertensione e, di conseguenza, vede diminuire l'incidenza di infarto fino al 15% e di ictus fino al 25%. (Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Non ci sono noci pecan, mandorle, arachidi o pistacchi che tengano: le noci comuni contengono antiossidanti in grado di proteggere cuore e arterie fino a 2 volte di più, e hanno fino a 15 volte più vitamina E degli altri frutti secchi. A sostenerlo è uno studio presentato al 241° National Meeting & Exposition dell'American Chemical Society da un gruppo di ricercatori statunitensi dell'Università di Scranton in Pennsylvania guidati da Joe Vinson. Che spiegano che 7 noci al giorno sarebbe il numero perfetto per ottenere i benefici salutari. Gli studiosi hanno messo in paragone i nutrienti di noci comuni, mandorle, arachidi, pistacchi, nocciole, noci del Brasile, anacardi, noci macadamia e noci pecan, rilevando la superiorità del contenuto delle noci comuni. Tutta la frutta a guscio contiene proteine di alta qualità, vitamine, minerali, fibra alimentare ed è priva di glutine - e quindi tollerata dai soggetti celiaci. Anni di ricerca da parte di scienziati di tutto il mondo hanno messo in evidenza, spiega Vinson, che un consumo regolare di piccole quantità di noci o di burro di arachidi è collegato alla diminuzione del rischio di sviluppare malattie cardiache, alcuni tipi di cancro, calcoli biliari e diabete di tipo 2. Le noci hanno un marcia in più anche perché, a differenza di molti altri tipi di frutta secca che viene consumata tostata - processo che fa diminuire il contenuto di nutrienti disponibile - vengono consumate al naturale: "Le noci sono di rango superiore ad arachidi, mandorle, noci pecan, pistacchi e altra frutta secca - spiega Vinson -. Una manciata di noci contiene quasi il doppio di antiossidanti di un qualsiasi altro frutto secco. Questo studio suggerisce che si dovrebbero mangiare più noci all'interno di una dieta sana". (Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Il ginecologo: ogni ecografia ostetrica prelievi gratuiti

Roma, 23 ott. – La dolce attesa è emozionate per i futuri mamma e papà ma allo stesso tempo può essere ricca di insidie. Nei nove mesi di gravidanza infatti sono diversi i controlli da fare, tra esami del sangue ed ecografie, per monitorare la salute della donna e del bambino, e non è escluso che per mettere a freno ansie e paure si ecceda. E così, oltre alle visite dal ginecologico, aumentano anche le spese per esami diagnostici ripetuti con cadenza mensile. “Fondazione Altamedica ha stanziato dei fondi per dare la possibilità alle donne in gravidanza di fare alcuni test a titolo gratuito – spiega Claudio Giorlandino, direttore generale dell’Italian college of fetal maternal medicine – tutte le donne che faranno ecografie ostetriche nei centri Altamedica avranno infatti la possibilità di eseguire gratuitamente il prelievo per la ricerca di Toxoplasmosi, Rosolia e Citomegalovirus, con un risparmio di quasi 200 euro. Un’iniziativa volta ad incentivare la prevenzione delle malattie infettive in gravidanza e a salvaguardare la salute del bambino”. Il progetto ‘Eko-Torc’ è stato appena avviato e proseguirà fino all’esaurimento delle risorse disponibili. Le ecografie sono tutte quelle ostetriche, dal primo al terzo trimestre (ad esclusione di ecocardio e di flussimetria), per le quali le cliniche Altamedica offriranno test senza spese per Toxoplasmosi, Rosolia e Citomegalovirus, le tre più importanti malattie infettive in gravidanza. Se dopo aver fatto il prelievo, emergesse qualche problema sulle risposte, il centro è a disposizione per eseguire ulteriori controlli. “Le patologie infettive in gravidanza stanno aumentando in modo significativo e la loro contrazione è tra le cause più frequenti di anomalie fetali – prosegue Giorlandino – Di conseguenza un monitoraggio attento in gravidanza è importantissimo per escludere la trasmissione al feto. Se non si è protetti, i tre esami vanno ripetuti una volta ogni mese, il Citomegalovirus invece non lascia protezione quindi bisogna ripeterlo sempre. E in caso di esito positivo possono essere adottate tempestivamente alcune terapie. La diagnosi precoce può salvare il feto”.

Fonte: askanews.it

Arriva l'allenamento Wal: memoria aumentata del 9,2%
Una certa quantità di esercizio aerobico aumenta la quantità e la rigenerazione delle cellule celebrali danneggiate, effetto che si estende anche all’atrofia causata dall’età e che può essere considerata reversibile. La perdita/degenerazione di materia bianca celebrale si verifica infatti con il progredire dell’età e si associa ad un declino progressivo delle funzioni cognitive. Oggi sappiamo che il fitness cardio-respiratorio e l’esercizio sono efficaci e hanno un effetto protettivo nei confronti del cervello e delle funzioni cognitive, con effetti sulla plasticità celebrale nel senso sia di nuove connessioni tra le cellule che di riparazione e creazione di nuovi neuroni. Plasticità e neurogenesi sono correlate alla prevenzione di malattie come demenze e Alzheimer.
Uno studio del National Institute of Aging dell’NIH aveva già nel 2012 confermato questa relazione virtuosa sottolineando come i migliori riscontri si avessero proprio da programmi di camminata con effetti sui lobi frontali e temporali con effetti marcati sulla memoria a breve termine. Nello studio “Aerobic fitness, white matter and aging” sono stati investigati gli effetti dell’esercizio aerobico su 70 soggetti sedentari di età compresa tra 55 e 80 anni. Sono stati quindi misurati i parametri cardiorespiratori e le performance celebrali. I risultati hanno mostrato un aumento della sostanza bianca nelle aree prefrontali, parietale e temporale nel gruppo che aveva camminato mentre non mostrava benefici analoghi in quelli che avevano fatto solo stretching.
“La crescita del numero di anziani è un fenomeno globale, con una stima di aumento del 20% (a partire da oggi) degli over 65 entro il 2030, mentre il numero (di americani) che sviluppano una qualche forma di demenza è destinato a raddoppiare entro lo stesso anno. Identificare i meccanismi sottostanti all’invecchiamento cerebrale è quindi diventata una priorità di salute pubblica” sottolinea la dottoressa Anna Maria Crespi, organizzatrice del Congresso Verso la CreativETA’ in corso ad Assisi e ideatrice del metodo “WAL” (acronimo di Walk and Learn)strumento dolce che associa la camminata all’apprendimento. WAL punta ad agire su più fronti: il movimento migliora salute e funzionalità di cuore e polmoni, migliora la postura, è ‘dolce’ con le articolazioni, migliora diabete e profilo lipidico, allevia ansia e depressione, previene disturbi cognitivi legati all’età, rinforza il sistema immunitario. Alcuni medici hanno iniziato a prescriverlo come attività coadiuvante per ragazzi con disturbi dell’apprendimento, attenzione e dislessia. Nei soggetti anziani con sintomi riconducibili al morbo di Alzheimer sono stati osservati miglioramenti su memoria e umore. Il metodo prevede sessioni di camminata scalza da 40 minuti circa su uno speciale tappeto morbido, ascoltando contemporaneamente gli audio WAL, storie su temi diversi create con criteri che stimolano l’apprendimento e attivano particolari zone celebrali. 
Fonte: Askanews.it

L'aritmia più diffusa in occidente: Rischi spesso sottovalutati

Roma, 22 mag. (askanews)
La fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa in occidente, colpisce circa un milione di italiani ed i numeri aumentano fino al 4% dell’intera popolazione con età superiore ai 65 anni, con rischi sempre più frequenti di incorrere in ictus cardioembolico. La connessione tra fibrillazione atriale e ictus tromboembolico è spesso sottovalutata, ma costituisce un rischio da 4 a 9 volte maggiore per i pazienti affetti da fibrillazione atriale.

Nel 20% dei casi, l’ictus, si rivela fatale, mentre nel 60% dei casi è causa di disabilità. Gli oltre 60.000 nuovi casi l’anno hanno destato preoccupazione e attenzione nella comunità scientifica e lo studio di nuove strade terapeutiche e preventive ha portato alla sperimentazione di nuovi farmaci anticoagulanti e di dispositivi medici all’avanguardia. Dunque, incoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce della fibrillazione atriale e sostenere la realizzazione di percorsi terapeutici e di pratiche sanitarie ottimali, sono gli obiettivi dell’ Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti Onlus, http://www.dossetti.it/. Se ne è discusso questa mattina al convegno “Il cuore «matto» di un milione di anziani over 65” presso la Camera dei Deputati.

Così, l’Associazione Dossetti si impegna a ripresentare, nel corso della corrente legislatura, la Proposta di Legge, per cui si batte da Marzo 2015, «Disposizioni in materia di malattie cardio-cerebrovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico» al fine di garantire la diminuzione di casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia nel lungo periodo.

(Fonte: askanews.it)