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Cambia l'anno, ma le paure restano sempre le stesse. Anche nel 2013, infatti, cellulite, rughe e peluria si confermano tra gli incubi piu' temuti dalle donne italiane, al punto tale da essere considerati veri e propri nemici che attentano alla bellezza femminile e che, per questo, vanno sconfitti con le migliori armi presenti sul mercato. A far emergere questa realta' e' una ricerca condotta dal Centro Studi Guam su un panel di 1000 donne di eta' compresa tra i 18 e i 50 anni che ha permesso di stilare la top ten degli inestetismi piu' detestati.

Con il 75% delle votazioni, la pelle a buccia d'arancia si conferma il cruccio piu' grande che tormenta le italiane nel tentativo di trovare una soluzione a scelta tra l'esercizio fisico costante e mirato alle zone in cu il problema e' localizzato, le diete e l'utilizzo di prodotti specifici quali creme e fanghi d'alga, soprattutto alla vigilia della fatidica prova costume.

A seguire, con il 45%, le rughe (preziosa risorsa per il mercato dei prodotti antiage, dei filler riempitivi e dei trattamenti laser), la cui comparsa diventa subdola rivelatrice dell'eta' anagrafica e, peggio, di una parola che fa paura a molte: invecchiamento. Altro annoso problema sembra essere poi la peluria indesiderata (39%), che rende le italiane schiave di sedute di fotoepilazione a luce pulsata e dolorose cerette.

Le smagliature, invece, assillano il 35% del gentil sesso , mentre la pancia gonfia si attesta al 25% e i fianchi appesantiti al 22% col ricorso a tisane depurative, creme e diete molto spesso poco equilibrate.

Il 10% delle donne ha inoltre dichiarato di temere la caduta dei capelli, molto spesso reazione allo stress provocato dal calore eccessivo di phon e piastre, nonche' a trattamenti aggressivi quali tinte, meches e stirature chimiche e alla quale si cerca di rimediare con trattamenti tricologici o cure farmacologiche che possono presentare rischi e controindicazioni.

Anche le macchie cutanee (7%) che talvolta compaiono con l'eta' o dopo l'esposizione al sole rappresentano una fastidiosa fonte di preoccupazione per chi non ha la possibilita' di ricorrere a sedute di laser o di peeling chimico per attenuarle. Brufoli e occhiaie a pari merito (5%) sono invece seccature soprattutto per le adolescenti.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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Diventare ultracentenari? Si parte dal piatto

Roma, 20 mar. (askanews) – Alzarsi da tavola quando non si è ancora sazi e dieta vegetariana. Sono i segreti della longevità secondo gli studi degli esperti. Ma cosa mettono nel piatto i centenari? Ogni loro pasto è composto in media dal 70% di vegetali (di cui però solo il 20% è frutta perché contiene molti zuccheri) e per il 30% di proteine magre, il tutto condito da abbondante olio d’oliva. E come spuntino? Frutta secca e olive.

Proprio al rapporto tra alimentazione e longevità, partendo dai più recenti studi scientifici sulle abitudini degli ultracentenari, l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) dedicherà un approfondimento nel corso del convegno annuale della Federazione Italiana delle Società Malattie Apparato Digerente (FISMAD), il più importante evento italiano per la gastroenterologia, in programma dal 21 al 24 marzo a Roma. Non si parlerà solo di cibo e benessere: l’associazione infatti sarà presente al congresso con i suoi specialisti per trattare le principali novità nella ricerca e nella clinica in gastroenterologia.

Sottolinea Gioacchino Leandro, presidente dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO): “Il cibo è una vera e propria ‘medicina naturale’ e a questo tema AIGO ha dedicato una serie di eventi aperti al pubblico nel corso di EXPO Milano 2015. Che cosa si mangia è molto importante ma altrettanto importante è quanto si mangia: uno dei segreti di lunga vita è sintetizzato dal detto giapponese ‘Hara hachi bu’, cioè la raccomandazione di alzarsi da tavola quando si è sazi solo all’80%. Infatti, tutti gli studi sulle popolazioni dove si concentrano il maggior numero di centenari mostrano che questi ultimi hanno in comune una restrizione delle calorie assunte, compresa tra le 1200 e le 1500 al giorno. E la suddivisione dei macronutrienti è molto simile a quella della nostra dieta mediterranea: 55% di carboidrati, 35% di grassi e 10% di proteine”.

Un’analisi demografica sulla longevità ha individuato cinque zone aree nel mondo dove la popolazione è particolarmente longeva e sana: sono le zone di Villagrande Strisaili (Sardegna), Loma Linda (USA), Nicoya (Costa Rica), Ikaria (Grecia) e Okinawa (Giappone). A determinare questa positiva situazione non è solamente il patrimonio genetico ma anche e soprattutto lo stile di vita, a iniziare dall’alimentazione. Qual è, quindi, il segreto dell’alimentazione dei centenari? Consumare in abbondanza alimenti vegetali a ogni pasto; prediligere grassi vegetali e, cioè, mangiare olive, noci, mandorle e frutta a guscio; preferire pane e farine integrali; scegliere come fonti di proteine i legumi, le uova, i formaggi e, in misura minore, il pesce. E’ importante, inoltre, che gli alimenti siano poco raffinati e non di origine industriale. Un’abitudine molto importante delle persone longeve, che la scienza sta prendendo oggi in esame, è la frugalità della dieta. Si tratta di un intervento che prevede la riduzione dell’assunzione di calorie, sempre facendo attenzione a mantenere un’adeguata nutrizione.

Fonte: askanews.it

 

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Roma, 21 feb. – Sul ruolo del caffè sulle prestazioni sportive e sulla resistenza arrivano nuovi dati dall’Institute for Scientific Information on Coffee – ISIC che ha di recente diffuso i risultati di uno studio su incidenza di caffè e caffeina sui diversi tipi di attività fisica, sui potenziali meccanismi di queste sostanze e sulle implicazioni per gli atleti professionisti e dilettanti. I dati della ricerca sono stati presentati da Neil Clarke, docente della Facoltà di Scienze della Vita all’Università di Coventry (UK) e pubblicati su International Journal of Sports Physiology and Performance: dimostrano che il consumo di caffè incide positivamente sulle prestazioni durante una disciplina di resistenza, come la corsa: in particolare, l’assunzione di caffè 45-60 minuti prima di una gara di circa 1 km e mezzo (circa un miglio) migliora la prestazione del 2% circa – equivalente a cinque secondi – rispetto al gruppo di controllo. Il caffè è una fonte di caffeina e la European Food Safety Authority ha dimostrato che la caffeina determina un miglioramento delle performance fisiche (effetto ergogenico). Numerosi studi indicano che una dose moderata di caffeina, equivalente a circa 3mg/kg del peso corporeo, può migliorare le attività di resistenza come la corsa, il ciclismo e il canottaggio, oltre che le attività di resistenza in palestra e gli sport a intervalli come il calcio e il rugby.

L’ipotesi principale secondo cui il caffè e la caffeina possono migliorare le performance è l’effetto antagonista sui recettori dell’adenosina. Questo permette al corpo di generare maggior forza durante la contrazione muscolare e di contrarre i muscoli con più vigore, oltre che con una maggiore frequenza. Si ha inoltre la sensazione che l’attività sia più facile, e meno dolorosa. È stato infatti dimostrato che la caffeina può ridurre il dolore muscolare e lo sforzo percepito durante l’attività fisica. Tuttavia, esistono differenze fra gli individui e il loro modo di reagire alla caffeina, dipendenti dal patrimonio genetico. Nonostante la maggior parte della ricerca sia stata effettuata su individui allenati, gli atleti dilettanti possono ugualmente trarre effetti dal consumo di caffè o caffeina. Uno dei motivi per cui gli individui allenati potrebbero avere performance migliori grazie a caffeina e caffè è legato al fatto che essi hanno una concentrazione più elevata di recettori dell’adenosina.

È sempre esistita la convinzione che bere caffè potesse avere un effetto diuretico, ma ricerche recenti hanno dimostrato che non è così, soprattutto durante l’attività fisica; in realtà bere caffè può aiutare a mantenere l’idratazione.

Fonte: Askanews.it

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Cardiologi: l'alimentazione è il vero farmaco del futuro
L’alimentazione amica del cuore comprende pasta, peperoncino, cioccolato fondente e caffè. Ma non solo. Lo rivelano i cardiologi di PLACE – Platform of Laboratories for Advanced in Cardiac Experience, summit in corso a Roma durante il quale, grazie al contributo di illustri relatori internazionali come, ad esempio, il dottor K. Uno, si farà il punto su una vera e propria “dieta salvacuore”, sullo stile di vita ed alimentazione giapponese, la popolazione più longeva del mondo.
“Gli alimenti, se scelti con cura e cucinati nella maniera giusta, sono i veri farmaci del futuro, soprattutto per il cuore», spiega Leonardo Calò, Direttore Uoc di Cardiologia del Policlinico Casilino e Presidente del Congresso PLACE. No alla demonizzazione dei carboidrati, innanzitutto: «Pane e pasta fanno bene, preferibilmente integrali, di farro e di orzo», sottolinea. Via libera a spezie e aromi come origano, capperi, cipolla rossa, pepe, curry, zenzero, basilico, prezzemolo perché «hanno un effetto potentissimo sulla longevità». No a inutili allarmismi su cioccolato (meglio fondente) e caffè che, secondo Calò, «non fa male, anzi, ha un’azione benefica fino a 2/3 tazzine al giorno, ma senza zucchero, al limite con una punta di zucchero di canna o con un po’ di miele».
Inoltre, anche cibi e bevande “rosse” sono amici della salute: sì al vino rosso, al peperoncino, ai frutti rossi/violacei (come fragole e frutti di bosco) e al pomodoro, «ancora meglio se cotto perché libera una sostanza che ha azione positiva anche per contrastare il cancro», rivela Calò. Attenzione, invece, alle proteine animali (massimo 0,8 grammi per chilo di peso), al sale (da ridurre, se non da eliminare) e ai succedanei del pane come cracker e grissini che «provocano un picco di insulina e fanno venire fame», conclude il professore.
Fonte: Askanews.it

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Gli italiani sanno che dovrebbero bere almeno due litri di bevande al giorno ma ne consumano meno della meta' (circa 800 ml). Perche' si dissetano solo quando hanno sete. Da sfatare invece le credenze sull'assunzione eccessiva degli zuccheri (saccarosio, fruttosio e lattosio): circa 67 grammi quotidiani per gli uomini e 61 per le donne. Ben al di sotto quindi dei 75 grammi, indicati dagli esperti come limite da non superare.

Lo zucchero aggiunto in media agli alimenti e bevande durante la giornata (caffe', te', spremute, yogurt ecc.) e' pari a circa 3,3 cucchiaini (poco piu' di 60 Kcal, pari a solo il 3,3% delle calorie giornaliere per un adulto sano).

E' quanto emerge dai dati preliminari dell'indagine LIZ, raccolti su circa 800 persone (saranno 5.000 al termine dello studio) dai medici di famiglia della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), in collaborazione con Nutrition Foundation of Italy (NFI). Lo studio e' stato presentato al 29mo Congresso della societa' scientifica, a Firenze. ''E' significativo che il 35% degli uomini ed il 40% delle donne non aggiunga zucchero (saccarosio) ad alcun cibo - afferma Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Abbiamo raccolto dati reali e aggiornati per intraprendere e proporre alle Istituzioni azioni di prevenzione mirate. Dal 2005 mancavano statistiche di questo tipo. Nel sondaggio abbiamo chiesto agli italiani cosa sanno del corretto consumo di liquidi e zuccheri e come effettivamente si comportano. La recente proposta di tassare le bevande gassate, anche se virtuosa negli intenti, appare quindi ingiustificata perche' non tiene conto dei consumi reali dei cittadini. Basti pensare che la Danimarca, dopo aver introdotto una tassa analoga su alimenti ad elevato contenuto di grassi saturi, l'ha recentemente abrogata, e ha inoltre desistito dall'idea di introdurne un'altra sullo zucchero. La medicina dei sani, cioe' la promozione della salute attraverso stili di vita corretti, deve agire su sedentarieta', alimentazione scorretta, fumo di sigaretta e abuso di alcol''. Eliminando questi fattori di rischio, l'80% delle malattie croniche, come diabete, tumori, ipertensione e patologie cardiovascolari, puo' essere prevenuto. Secondo Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG, ''servono nuovi strumenti per far comprendere ai cittadini come mantenersi sani. Se nel 1995 il 37,8% della popolazione era sedentario, nel 2010 questa percentuale e' salita al 38,3%: si tratta di piu' di 22 milioni di persone che dichiarano di non praticare nessuna attivita' fisica nel tempo libero. Il verdetto immediato di questa carenza di esercizio lo pronuncia la bilancia. Il 36,6% dei nostri connazionali e' in sovrappeso, il 10,6% addirittura obeso, pari a circa 6 milioni di individui. L'andamento e' in preoccupante aumento se si considera che il numero degli obesi dal 1994 ad oggi e' cresciuto del 25%. Per agire in modo mirato stiamo raccogliendo concreti e aggiornati''.

In Italia sono 2 milioni e 970mila i diabetici (il 4,9% della popolazione), 2 milioni e 250mila persone vivono con una diagnosi di tumore. Ancora piu' alto e' l'impatto delle patologie cardiovascolari: la sola ipertensione, un vero ''killer silenzioso'' provoca circa 240.000 morti l'anno ed e' responsabile del 47% delle cardiopatie ischemiche e del 54% degli ictus cerebrali. Per combattere queste malattie, alla dieta corretta deve essere associata l'attivita' fisica, che puo' essere efficace come un farmaco.

L'esercizio fisico in ricetta, oltre ad assicurare una salute migliore, puo' garantire la sostenibilita' del Servizio Sanitario Nazionale, spiegano i medici. Oggi l'11% della popolazione mondiale ha piu' di 60 anni, si calcola che nel 2030 questa percentuale salira' fino al 17% e nel 2050 al 22%. E l'Italia si colloca ai vertici della classifica della longevita': e' il secondo Paese al mondo, dopo il Giappone, per aspettativa di vita: ''Dobbiamo sapere rispondere alle esigenze di salute di queste persone'', conclude Brignoli.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

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