Con l'aiuto dei prodotti surgelati preziosi alleati per la linea.

In vacanza, si sa, ci si concede qualche libertà in più soprattutto a tavola: pranzi, cene, spuntini fuori pasto, il più delle volte a base di cibi grassi o ricchi di zuccheri, che possono mettere a dura prova la linea. Ecco perché, terminate le ferie, sempre più Italiani (oltre il 50%) dichiarano di aver bisogno di smaltire i chili di troppo accumulati nel periodo di riposo ed adottano un regime dietetico per “disintossicarsi” dagli stravizi, dai tanti (troppi) cibi consumati, dalle tante (troppe) calorie assunte. In questo scenario, i prodotti surgelati possono rappresentare un valido alleato di un’alimentazione sana e attenta al contenuto calorico, senza cadere nella monotonia o nella ripetitività: ecco perché l’IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati – in collaborazione con un’esperta nutrizionista, Elisabetta Bernardi, ha messo a punto un vademecum di consigli utili per alimentarsi in modo equilibrato, chiamando in aiuto i prodotti “sottozero” – soprattutto vegetali e ittici – entrambi “amici della linea”.E di fatto, già da alcuni anni ormai, negli Stati Uniti ad esempio – Paese da sempre all’avanguardia sulle ultime novità in materia di fitness e di tendenze food – spopolano diete a base di ingredienti surgelati preparate da chef e nutrizionisti, come il piano alimentare studiato dall’American Frozen Food Institute (AFFI): un menù settimanale equilibrato e vario, da circa 1200 calorie giornaliere, che include molti piatti a base di verdure “sottozero” e di pesce surgelato, con un buon apporto di grassi polinsaturi e un basso valore di colesterolo. Una dieta che, tra gli americani, ha già riscosso grandi consensi. Il motivo di tale successo è semplice: i prodotti surgelati, soprattutto quelli “al naturale”, si rivelano ideali per favorire il controllo delle quantità di cibo assunte e quindi del peso; consentono di seguire facilmente una dieta diversificata, equilibrata e poco calorica (garantendo la disponibilità di pesce, frutta e verdura tutto l’anno) e sono infine convenienti e rapidi da preparare: giusto il tempo di aprire il freezer, scegliere quel che si vuole mangiare e saltarlo direttamente in padella oppure scaldarlo in forno o nel microonde.E in Italia questo successo è testimoniato anche dai più recenti dati di consumo di frozen food, resi noti dall’IIAS: nel 2018, infatti, nel nostro Paese sono state acquistate oltre 838.580 tonnellate di prodotti “sottozero”, con vegetali e ittici in pole position, i cui consumi hanno toccato rispettivamente le 398.310 e le 112.700 tonnellate. In particolare, i vegetali sono in testa ai consumi dell’intero comparto (con il 47,5% del totale), a conferma della capacità di questo segmento di soddisfare pienamente le richieste dei consumatori in termini di benessere, nutrizionalità e servizio, con un’offerta che risponde anche alle più recenti tendenze/mode alimentari in voga (vegetarianismo, veganismo). Mentre l’ittico si conferma il secondo segmento di categoria: soprattutto i prodotti “al naturale”, il mollame e i crostacei vengono apprezzati per la qualità, la disponibilità, l’ampia scelta e l’alto contenuto di servizio, essendo subito pronti al consumo e senza sprechi.
Fonte: askanews.it

Al risanamento dei conti pubblici potrebbe concorrere una vera e propria ''manovra dietetica''.

In Italia, infatti, secondo l'ultimo autorevole studio in materia condotto dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, gli obesi in eta' adulta ammontano a poco meno di 5 milioni (il 10% della popolazione), per un costo sociale annuo pari 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7% della spesa pubblica). Un prezzo che, senza qualche intervento governativo, non potra' che peggiorare, tant'e' che nel 2025 si stima che il tasso di obesita' possa salire addirittura al 43%. Non solo. Secondo lo studio piu' ampio mai svolto dalla commissione europea Idefics (Identificazione e prevenzione di effetti dietetici e stile di via indotti in giovani e bambini), l'Italia registra il primato per sovrappeso e obesita' nella fascia d'eta' compresa tra i 6 e i 9 anni. E nel Belpaese l'aumento dell'obesita' infantile segna un +2,5% ogni 5 anni.

Queste ed altre cifre allarmanti sono state rese note nell'ambito dell'iniziativa ''Lotta al sovrappeso e all'obesita'. Anno III'' promossa da Gianluca Mech e dal Centro Studi Tisanoreica, con il coinvolgimento di FIMMG (Federazione Medici di Famiglia), FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), Federsanita' - Anci (Servizi Socio-Sanitari Territoriali) e Assofarm (Associazione Nazionale Farmacie Comunali), nel solco di un'alleanza istituzionale anti-obesita' che va avanti ormai da oltre due anni.

Secondo Mech, impegnato in una campagna anti-obesita' che ha coinvolto prima i sindaci e ora anche i parlamentari, vanno sensibilizzati i medici generici e i pediatri affinche' prescrivano ai loro pazienti in sovrappeso delle diete a basso indice glicemico: ''se solo la meta' degli italiani seguisse questo regime alimentare, - ha detto - il tasso di obesita' in eta' adulta diminuirebbe dal 10% al 5% della popolazione totale: in soldoni, quasi 1.500.000 obesi in meno e, di conseguenza, una riduzione di quasi 2,5 miliardi di euro del costo sanitario annuo sostenuto per curarli''.

In tutto il resto del mondo si sta correndo ai ripari contro l'obesita'. A partire dagli Stati Uniti, dove, dopo 30 anni di crescita record, i tassi di obesita' (che costa allo Stato 147 miliardi di dollari l'anno) sembrano essersi stabilizzati: merito della vera e propria crociata intrapresa contro il junk food. Mentre si torna a parlare insistentemente di una tassa sulle bibite gasate, che comporterebbe non solo un introito di 13 miliardi di dollari l'anno, ma anche un risparmio di 17 miliardi di spese mediche grazie alla riduzione dell'incidenza di diabete e malattie cardiache. In Francia, dove circa il 15% della popolazione adulta e' obesa e la spesa per le cure e' arrivata all'8%, il Ministero della Salute sta valutando di intervenire limitando il numero degli spot televisivi di prodotti ad alto contenuto di zuccheri trasmessi nelle fasce orarie piu' seguite dai giovani.

In Germania, dove l'obesita' grave riguarda addirittura il 30% della popolazione, tanto che l'OCSE l'ha definita ''malattia nazionale'', i ministeri competenti hanno stabilito un piano d'azione che prevede, tra l'altro, la consegna di un patentino alimentare ai bambini delle elementari, la definizione di standard qualitativi per le mense, l'informatizzazione dell'approvvigionamento scolastico e una campagna anti-anoressia. La Spagna ha superato gli USA nell'obesita' infantile (19% contro 16%) ed e' in aumento l'8% dei costi totali del sistema sanitario imputabile all'eccesso di peso, il Comune di Madrid ha presentato la nuova campagna ''Mide tu salud'' (Misura la tua salute) tesa a promuovere l'autocontrollo del peso. E ancora: La Danimarca ha introdotto una tassa sul grasso (burro, latte, carne, pizza ecc.); in Ungheria c'e' la ''tassa-chips'', sugli alimenti particolarmente zuccherati o salati nonche' sulle bibite con contenuto di frutta inferiore al 25% e sugli energy drink. E in Svizzera l'alimentazione sana viene insegnata con il pc.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Esperti a confronto su diagnostica e terapia

Napoli, 24 nov. (askanews) – E’ una vera e propria rivoluzione quella annunciata da Michelino De Laurentiis (direttore della UOC Oncologia Medica Senologica del Pascale di Napoli) a margine del convegno “Attualità in senologia: dalla diagnostica alla terapia. Opinion Leader a confronto”, e che riguarda l’immunoterapia per una forma di tumore del seno particolarmente aggressivo (il triplo negativo).

“Finalmente – ha spiegato De Laurentiis – abbiamo trovato il modo di attivare la risposta immunitaria contro il tumore al seno così come già si fa, da qualche anno, con altri tumori. Si concretizza una nuova possibilità di cura per questo sottotipo tumorale particolarmente aggressivo, possibilità che sarà pienamente disponibile per tutti nel giro di 1-2 anni, ma che è già realtà in alcuni centri oncologici ad elevata specializzazione, come il Pascale. Apre, inoltre, un nuovo percorso di ricerca che porterà rapidamente, sono fiducioso, allo sviluppo di tutto un nuovo filone di trattamenti immunoterapici per il tumore al seno”.

Lo studio si chiama “ImPassion 130” ed è stato presentato in seduta plenaria al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) a Monaco di Baviera. Le pazienti arruolate sono state 902, tutte donne con tumore mammario triplo negativo in fase avanzata e metastatica. De Laurentiis ha chiarito che aggiungere un farmaco immunoterapico alla chemioterapia standard migliora in maniera significativa il tempo di controllo della malattia. In particolare, nel sottogruppo di pazienti con espressione tumorale della molecola PDL-1, per la cui scoperta è stato recentemente attribuito il Premio Nobel per la Medicina, l’Atezolizumab ha prodotto una riduzione del rischio di progressione di malattia del 40%. Nello stesso sottogruppo di pazienti, il trattamento sperimentale ha ridotto del 40% circa anche il rischio di morire per il tumore. Questo risultato, in particolare, appare straordinario, visto che in questo sottotipo tumorale mai si era individuato, in precedenza, un farmaco in grado di influire positivamente sul rischio di morire per il tumore.

Fonte: askanews.it

Roma, 21 feb. – Sul ruolo del caffè sulle prestazioni sportive e sulla resistenza arrivano nuovi dati dall’Institute for Scientific Information on Coffee – ISIC che ha di recente diffuso i risultati di uno studio su incidenza di caffè e caffeina sui diversi tipi di attività fisica, sui potenziali meccanismi di queste sostanze e sulle implicazioni per gli atleti professionisti e dilettanti. I dati della ricerca sono stati presentati da Neil Clarke, docente della Facoltà di Scienze della Vita all’Università di Coventry (UK) e pubblicati su International Journal of Sports Physiology and Performance: dimostrano che il consumo di caffè incide positivamente sulle prestazioni durante una disciplina di resistenza, come la corsa: in particolare, l’assunzione di caffè 45-60 minuti prima di una gara di circa 1 km e mezzo (circa un miglio) migliora la prestazione del 2% circa – equivalente a cinque secondi – rispetto al gruppo di controllo. Il caffè è una fonte di caffeina e la European Food Safety Authority ha dimostrato che la caffeina determina un miglioramento delle performance fisiche (effetto ergogenico). Numerosi studi indicano che una dose moderata di caffeina, equivalente a circa 3mg/kg del peso corporeo, può migliorare le attività di resistenza come la corsa, il ciclismo e il canottaggio, oltre che le attività di resistenza in palestra e gli sport a intervalli come il calcio e il rugby.

L’ipotesi principale secondo cui il caffè e la caffeina possono migliorare le performance è l’effetto antagonista sui recettori dell’adenosina. Questo permette al corpo di generare maggior forza durante la contrazione muscolare e di contrarre i muscoli con più vigore, oltre che con una maggiore frequenza. Si ha inoltre la sensazione che l’attività sia più facile, e meno dolorosa. È stato infatti dimostrato che la caffeina può ridurre il dolore muscolare e lo sforzo percepito durante l’attività fisica. Tuttavia, esistono differenze fra gli individui e il loro modo di reagire alla caffeina, dipendenti dal patrimonio genetico. Nonostante la maggior parte della ricerca sia stata effettuata su individui allenati, gli atleti dilettanti possono ugualmente trarre effetti dal consumo di caffè o caffeina. Uno dei motivi per cui gli individui allenati potrebbero avere performance migliori grazie a caffeina e caffè è legato al fatto che essi hanno una concentrazione più elevata di recettori dell’adenosina.

È sempre esistita la convinzione che bere caffè potesse avere un effetto diuretico, ma ricerche recenti hanno dimostrato che non è così, soprattutto durante l’attività fisica; in realtà bere caffè può aiutare a mantenere l’idratazione.

Fonte: Askanews.it

Apportano fibre, ma anche tanti zuccheri. Troppi, secondo gli studiosi australiani dell’Università di Perth: i succhi di frutta potrebbero fare più male che bene, soprattutto se si esagera con le quantità, per quanto riguarda l’insorgenza di tumori. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of American Dietetic Association: a causa dell’elevato contenuto di zuccheri presente in queste bevande, affermano i ricercatori, il consumo potrebbe aumentare l’incidenza di alcuni tumori e, in particolare, di quello al retto, la parte finale dell’intestino. Più di duemila - per l’esattezza 2200 - gli adulti arruolati nello studio a cui è stato fatto compilare un questionario dettagliato sulle abitudini alimentari. Due anni dopo i ricercatori hanno riesaminato lo stato di salute dei partecipanti riscontrando l’insorgenza di diversi casi di cancro: e dopo aver incrociato i dati hanno decretato che il rischio maggiore di sviluppo del cancro al retto è per chi beve tre o più bicchieri di succo di frutta al giorno. La responsabilità risiederebbe nel processo di lavorazione dei succhi di frutta: molti componenti della frutta fresca che proteggono dal cancro intestinale - come fibre, vitamina C e diversi antiossidanti - vanno infatti persi durante la produzione, e l’aggiunta degli zuccheri fa poi il resto. Mangiare mele, cavoli, cavolfiori o broccoli quotidianamente preverrebbe, invece, l’insorgenza delle neoplasie. (Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)

Studio Philip Morris: mancanza informazione ostacola prodotti alternativi

La mancanza di informazione ostacoli prodotti alternativi al fumo: solo il 17% dei fumatori italiani dichiara di avere informazioni adeguate sui prodotti senza fumo. E’ quanto emerge da un rapporto rilasciato oggi da Philip Morris International (PMI) dal titolo “Unsmoke: Clearing the Way for Change” basato sui risultati di uno studio internazionale condotto per l’azienda da Povaddo, istituto di ricerca indipendente. Se le scelte migliori restano sempre non iniziare o smettere del tutto di fumare sigarette e utilizzare qualsiasi altro prodotto a base di nicotina, la realtà è che molte persone non lo fanno. Il sondaggio, condotto in 13 paesi tra gli adulti di età compresa tra 21 e 74 anni, esplora due temi chiave: la mancanza di informazioni disponibili su prodotti senza fumo e l’impatto del fumo sulle relazioni personali. Lo studio rivela alcune delle barriere che impediscono ai fumatori di considerare alternative senza fumo rispetto al fumo tradizionale. “Attualmente vi è molta disinformazione sui prodotti senza fumo e questo crea confusione. È uno dei maggiori ostacoli che è necessario affrontare per costruire un mondo senza fumo.” ha dichiarato Jacek Olczak, chief operating officer di PMI. “La realtà è che sono disponibili valide alternative per i fumatori adulti che non smettono di fumare. C’è un bisogno urgente di un dibattito globale – basato su ricerche e fatti scientifici – su queste alternative.” Per quanto riguarda il pubblico italiano, il rapporto fotografa innanzitutto il desiderio di un maggiore impegno per rendere le sigarette un ricordo del passato – un obiettivo condiviso da quasi nove intervistati su dieci che affermano che il Governo dovrebbe investire tempo e risorse nel cercare di ridurre l’incidenza del fumo. Tuttavia, l’88% degli italiani sono convinti che regolazione e tassazione non saranno in grado, da sole, di risolvere il problema. Se l’87% degli intervistati (più di quattro su cinque) concorda sulla necessità di maggiori e più trasparenti informazioni sui prodotti senza fumo, solo il 17% dei fumatori si ritiene “decisamente d’accordo” sull’avere tutte le informazioni necessarie. La domanda di informazione è forte: il 96% del pubblico italiano conosce la sigaretta elettronica, ma tre quarti dei fumatori (75%) affermano che prenderebbero più facilmente in considerazione il passaggio ad alternative tecnologiche – sigarette elettroniche o prodotti a tabacco riscaldato – se fosse più chiaro in che modo tali prodotti differiscono dalle sigarette. Centrale per una corretta informazione ai fumatori è anche la collaborazione tra aziende, istituzioni e mondo scientifico, ritenuta indispensabile dal 77% degli intervistati. Lo studio esplora anche l’attitudine verso il fumo di fumatori e non fumatori, e il ruolo che il fumo svolge in ambito personale e sociale. Ad esempio, l’87% dei non fumatori italiani ha avuto divergenze con il proprio partner a causa del vizio del fumo di quest’ultimo, mentre quasi 9 non fumatori su 10 sono infastiditi dal fumo durante i pasti. Sempre secondo lo studio, abbandonare l’utilizzo di sigarette e prodotti contenenti nicotina rimane la scelta migliore, ma rispetto al continuare a fumare, l’utilizzo di alternative senza fumo potrebbe migliorare la qualità delle relazioni personali. Infatti, gli ex-fumatori che sono passati definitivamente a prodotti senza fumo concordano sul fatto che tali prodotti hanno avuto un impatto positivo sulla loro vita: i pasti hanno un sapore migliore (84%), la loro vita sociale è migliorata (57%), e le loro relazioni con la famiglia e gli amici sono migliori (51%). “Stiamo creando un movimento – #unsmoke – per contribuire a creare un mondo senza fumo”, ha dichiarato Marian Salzman, senior vice president global communications di PMI. #Unsmokeyourworld è un’iniziativa di PMI per promuovere un cambiamento nell’approccio delle politiche sul fumo. Il movimento #unsmoke ha l’obiettivo di riunire una comunità di persone in grado di accelerare questo cambiamento rafforzando il messaggio secondo cui non iniziare o smettere completamente di fumare sigarette e utilizzare qualsiasi prodotto a base nicotina sono la scelta migliore, diventando altresì ambasciatori del messaggio che, per i fumatori che altrimenti continuerebbero a fumare, ci sono valide alternative tra cui tra cui oggi è possibile scegliere.


Fonte: askanews.it

Spalle e schiena le zone più richieste dagli uomini

Il trend appare decisamente in crescita: accanto alle donne, che restano la maggioranza, sempre più uomini scelgono l’epilazione definitiva, tanto più quando il richiamo delle spiagge si fa sentire. Una novità epocale? Un segno dei tempi e delle mode che cambiano? Non del tutto. Per quanto possa sembrare strano, i primi a cercare di liberarsi dei peli superflui pare siano stati gli uomini delle caverne per motivi più pratici che estetici. Secondo alcuni studi, infatti, la peluria bagnata, che d’inverno tendeva a congelarsi, creava non pochi problemi, e si tentava perciò di rimuoverla con conchiglie o con denti affilati di qualche predatore. Certo, oggi molto è cambiato: a ridurre la peluria ci ha pensato in gran parte l’evoluzione della specie. Allo stesso tempo si sono sviluppate anche le tecniche di depilazione: rasoi, cerette, epilatori elettrici e da qualche tempo anche l’epilazione definitiva, che utilizza sofisticate tecnologie per rimuovere le cellule germinative alla base della formazione del pelo. Una soluzione che, cifre alla mano, negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più apprezzamento anche in Italia. In base ai dati forniti da uno studio realizzato da epiLate, multinazionale del settore – con centri in Italia, Spagna e Svizzera – tra il 2017 e il 2018 si è registrato un incremento delle persone che ricorrono all’epilazione definitiva del 37,91% e un aumento del 24,89% nei primi sei mesi del 2019. Se le donne sono ancora la maggioranza, è in costante aumento la percentuale maschile salita dall’11,80% del 2017 al 15% nella prima metà del 2019. Insomma, sempre più uomini cercano metodi definitivi per liberarsi dei peli rispetto alla ceretta o al rasoio; dal report di epiLate, emerge che le parti più richieste sono le spalle (17,10%), la schiena (15,82%), il petto (13,59%), le ascelle (13,26%), l’ addome (11,54%). Ma non manca chi sceglie di definire la barba (6,19%) o persino di eliminarla completamente (2,52%). I dubbi principali per chi si accosta a questo settore sono due: l’efficacia e la sicurezza. La regola da tenere sempre presente è quella di rivolgersi a centri specializzati, in grado di fornire tutte le garanzie necessarie, anche attraverso test clinici sulle apparecchiature utilizzate e sulle procedure. Per quanto riguarda la durata del trattamento nel tempo, con circa 6/8 sedute, si parla di un’efficacia del 95% nell’arco di 10 anni. E non vanno sottovalutati i vantaggi per coloro che si trovano a dover fare i conti con una serie di problemi legati ai tradizionali metodi di depilazione, come i fastidiosi peli incarniti o la follicolite.


Fonte: askanews.it

Soltanto nel periodo gennaio-luglio 2019

Dall’1 gennaio al 31 luglio di quest’anno si sono registrati 364.808 casi di morbillo in tutto il mondo, un aumento enorme: tre volte il dato dell’anno precedente, segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui nel 2018 i casi nello stesso periodo erano stati 129.239. Il totale parziale per il 2019 segna livelli mai avuti dal 2006 in avanti, secondo il portavoce Christian Lindmeier. Secondo l’Oms, che oggi ha pubblicato un rapporto sul tema, i casi sono quasi triplicati nel confronto anno su anno. Il maggior numero di casi è stato registrato nella Repubblica democratica del Congo, in Madagascar e in Ucraina.


Fonte: askanews.it

Gli italiani sanno che dovrebbero bere almeno due litri di bevande al giorno ma ne consumano meno della meta' (circa 800 ml). Perche' si dissetano solo quando hanno sete. Da sfatare invece le credenze sull'assunzione eccessiva degli zuccheri (saccarosio, fruttosio e lattosio): circa 67 grammi quotidiani per gli uomini e 61 per le donne. Ben al di sotto quindi dei 75 grammi, indicati dagli esperti come limite da non superare.

Lo zucchero aggiunto in media agli alimenti e bevande durante la giornata (caffe', te', spremute, yogurt ecc.) e' pari a circa 3,3 cucchiaini (poco piu' di 60 Kcal, pari a solo il 3,3% delle calorie giornaliere per un adulto sano).

E' quanto emerge dai dati preliminari dell'indagine LIZ, raccolti su circa 800 persone (saranno 5.000 al termine dello studio) dai medici di famiglia della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), in collaborazione con Nutrition Foundation of Italy (NFI). Lo studio e' stato presentato al 29mo Congresso della societa' scientifica, a Firenze. ''E' significativo che il 35% degli uomini ed il 40% delle donne non aggiunga zucchero (saccarosio) ad alcun cibo - afferma Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Abbiamo raccolto dati reali e aggiornati per intraprendere e proporre alle Istituzioni azioni di prevenzione mirate. Dal 2005 mancavano statistiche di questo tipo. Nel sondaggio abbiamo chiesto agli italiani cosa sanno del corretto consumo di liquidi e zuccheri e come effettivamente si comportano. La recente proposta di tassare le bevande gassate, anche se virtuosa negli intenti, appare quindi ingiustificata perche' non tiene conto dei consumi reali dei cittadini. Basti pensare che la Danimarca, dopo aver introdotto una tassa analoga su alimenti ad elevato contenuto di grassi saturi, l'ha recentemente abrogata, e ha inoltre desistito dall'idea di introdurne un'altra sullo zucchero. La medicina dei sani, cioe' la promozione della salute attraverso stili di vita corretti, deve agire su sedentarieta', alimentazione scorretta, fumo di sigaretta e abuso di alcol''. Eliminando questi fattori di rischio, l'80% delle malattie croniche, come diabete, tumori, ipertensione e patologie cardiovascolari, puo' essere prevenuto. Secondo Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG, ''servono nuovi strumenti per far comprendere ai cittadini come mantenersi sani. Se nel 1995 il 37,8% della popolazione era sedentario, nel 2010 questa percentuale e' salita al 38,3%: si tratta di piu' di 22 milioni di persone che dichiarano di non praticare nessuna attivita' fisica nel tempo libero. Il verdetto immediato di questa carenza di esercizio lo pronuncia la bilancia. Il 36,6% dei nostri connazionali e' in sovrappeso, il 10,6% addirittura obeso, pari a circa 6 milioni di individui. L'andamento e' in preoccupante aumento se si considera che il numero degli obesi dal 1994 ad oggi e' cresciuto del 25%. Per agire in modo mirato stiamo raccogliendo concreti e aggiornati''.

In Italia sono 2 milioni e 970mila i diabetici (il 4,9% della popolazione), 2 milioni e 250mila persone vivono con una diagnosi di tumore. Ancora piu' alto e' l'impatto delle patologie cardiovascolari: la sola ipertensione, un vero ''killer silenzioso'' provoca circa 240.000 morti l'anno ed e' responsabile del 47% delle cardiopatie ischemiche e del 54% degli ictus cerebrali. Per combattere queste malattie, alla dieta corretta deve essere associata l'attivita' fisica, che puo' essere efficace come un farmaco.

L'esercizio fisico in ricetta, oltre ad assicurare una salute migliore, puo' garantire la sostenibilita' del Servizio Sanitario Nazionale, spiegano i medici. Oggi l'11% della popolazione mondiale ha piu' di 60 anni, si calcola che nel 2030 questa percentuale salira' fino al 17% e nel 2050 al 22%. E l'Italia si colloca ai vertici della classifica della longevita': e' il secondo Paese al mondo, dopo il Giappone, per aspettativa di vita: ''Dobbiamo sapere rispondere alle esigenze di salute di queste persone'', conclude Brignoli.

(Fonte: SaluteOggi - ASCA.it)