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Studio pilota internazionale CAPRII

Roma, 24 mag. (askanews)
Non esiste una dieta valida per tutti, perché ogni individuo reagisce, anche a uno stesso alimento, in maniera diversa.
Queste variazioni sono in parte determinate dalla risposta glicemica post prandiale individuale al singolo alimento e dall’attività del suo microbiota.

A dimostrarlo per la prima volta, è stato uno studio israeliano del Weizmann Institute of Science, in collaborazione con i laboratori di ricerca guidati da Eran Elinav and Eran Segal, pubblicato su Cell nel 2015, nel quale gli autori, attraverso la raccolta di parametri individuali quali il profilo glicemico, gli indici nutrizionali, il microbiota intestinale e il tipo di attività fisica, sono riusciti a monitorare gli effetti degli alimenti sull’organismo e, tramite un algoritmo, a formulare una dieta personalizzata. Con la loro analisi, gli scienziati israeliani hanno dimostrato come la dieta personalizzata sia capace di prevenire patologie non trasmissibili, quali il diabete mellito tipo 2 e l’obesità. Considerando che la prevalenza di queste malattie è in aumento tra la popolazione pediatrica, diventa pertanto auspicabile l’elaborazione di algoritmi per una dieta personalizzata anche per i bambini.

Nasce così lo studio CAPRII (Children Alimentary Personalized Research Italy Israel), il primo studio pilota internazionale condotto dal Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università di Napoli “Federico II”, insieme allo Schneider Children’s Medical Center e al Weizmann Institute of Science di Israele, con l’obiettivo di creare algoritmi utili a elaborare diete personalizzate nei bambini, ottenuti confrontando la Dieta Mediterranea con una dieta standard. “La dieta personalizzata – spiega Annamaria Staiano del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali, Sezione di Pediatria presso l’Università di Napoli “Federico II” e Vice Presidente SIP (Società Italiana di Pediatria), coautrice dello studio CAPRII – è un’intuizione speciale che dimostra come anche lo stesso alimento produca effetti diversi, in persone diverse. Gli effetti non dipendono solo dal cibo, ma anche dalla persona che lo assume.

Ognuno reagisce in modo differente e individuale allo stesso alimento: un cibo capace di generare una risposta salutare in alcuni individui può produrre in altri un effetto dannoso sul piano fisico e metabolico. Sulla base del profilo glicemico post-prandiale, di un minimo di indagini di laboratorio e sulla caratterizzazione del microbiota, è possibile oggi sviluppare algoritmi capaci di predire esattamente la risposta personale ad alimenti specifici, persino prima che vengano consumati. L’elemento ancora più importante è che questi algoritmi possono essere utilizzati per prevenire, con le diete personalizzate, la diffusione di malattie non trasmissibili, quali l’obesità e il diabete”.
 

(Fonte: askanews.it)

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Piazza di Siena ospita la XXI Giornata nazionale

TRAPIANTI 24 maggio 2018 - 16:55
Crescono donazioni e trapianti in Italia, mai così bene in 10 anniPiazza di Siena ospita la XXI Giornata nazionaleCrescono donazioni e trapianti in Italia, mai così bene in 10 anniRoma, 24 mag. (askanews) – E’ con numeri di donazioni e trapianti di organi mai raggiunti negli ultimi dieci anni che a Piazza di Siena a Roma nell’ambito del Concorso Ippico Internazionale, domenica prossima si celebra la XXI Giornata Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto di Organi e Tessuti.

Promossa dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti, in collaborazione con le associazioni di settore. Il Concorso Ippico Internazionale – Piazza di Siena 2018 (24-27 maggio) è uno degli eventi sportivi di eccellenza che il CONI organizza per promuovere, insieme alla Federazione Italiana Sport Equestri, la qualità tecnica degli atleti e per restituire alla città un momento di forte condivisione con il mondo dello sport. In una rinnovata Villa Borghese, l’evento sportivo dedica uno spazio ai bambini delle scuole primarie che potranno partecipare al “Battesimo della Sella”, un percorso didattico inserito nella Pony City, antistante al Tempio di Diana. In questo contesto si inserisce la collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti per la Campagna nazionale di comunicazione “Diamo il meglio di noi” di cui FISE è partner storico.

Ogni bambino riceverà un coloratissimo braccialetto con il logo della campagna che gli permetterà di accedere all’area pony. Inoltre, per tutte le classi delle scuole elementari di Roma che parteciperanno al “Battesimo della Sella” sarà disponibile il kit Salvo e Gaia – Un regalo che vale una vita, un prodotto del Ministero della Salute e del Centro nazionale trapianti pensato per sensibilizzare i più piccoli al tema del dono. Il report annuale dei dati 2017 su donazione e trapianto in Italia registra un aumento netto su tutti i fronti, un record mai raggiunto nel settore dei trapianti negli ultimi dieci anni. Cresce il numero delle donazioni e dei trapianti di organi, tessuti e cellule e a beneficiare di questo trend positivo sono i pazienti in lista di attesa che, per il secondo anno consecutivo, registrano un calo. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti consolidati al 31 dicembre 2017, ci sono stati 1.763 donatori (sia deceduti che viventi) l’+11% in più rispetto all’anno precedente che conferma il trend in ascesa negli ultimi 5 anni, riconducibile alla riorganizzazione della Rete Nazionale Trapianti. Aumentano nel 2017 anche gli accertamenti di morte eseguiti (45,1 per milione di popolazione rispetto ai 40.8 del 2016) e il numero di donatori utilizzati (1437 contro i 1298 del 2016).

Su questo scenario positivo influisce anche il dato sulle opposizioni alla donazione, pari nel 2017 al 28.7% contro il 32.8% dell’anno precedente (-4.1 punti percentuali). Un quadro complessivo molto positivo per il numero dei trapianti che nel 2017 ha segnato il +6% rispetto all’anno 2016 con 3921 interventi totali (organi prelevati da donatore deceduto e vivente). Al 31/12/2017 i pazienti in lista sono stati 8743 mentre al 31 dicembre dell’anno precedente erano 9026.

(Fonte: askanews.it)

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Studio intenso porta ad accumulare stress e ansia

Roma, 22 mag. (askanews)
nsia, palpitazioni, insonnia, tachicardia. Parte il conto alla rovescia per l’esame di maturità e insieme sale la paura di non essere all’altezza della prova. Lo studio intenso può portare infatti ad accumulare stress e alla vigilia degli scritti e dell’orale è possibile incappare in vere e proprie crisi d’ansia, con conseguenti vuoti di memoria, incubi notturni e disturbi fisici ed emotivi.

Come fare allora per affrontare il rush finale liberi da ansie e timori? “Ognuno di noi gestisce gli esami in modo diverso, ma per qualcuno l’ansia è talmente forte da diventare opprimente – spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, direttore scientifico di Bioequilibrium e presidente di Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico – poiché è proprio questo il periodo in cui si avvicina l’esame di maturità e ha inizio la sessione estiva per gli universitari, Bioequilibrium ha pensato di lanciare un’iniziativa gratuita per evitare il panico da esame: non ricordare nulla di quanto studiato, sentire il battito cardiaco aumentare a dismisura o mancare l’aria, sono sensazioni tipiche di chi sta per affrontare una prova importante”.

Ecco perché lo staff di Bioequilibrium, il centro nato per aiutare le persone ad abbassare i propri livelli di stress, il 31 maggio, propone un corso di 2 ore per vincere l’ansia da prestazione. Il corso, aperto a maturandi e chiunque si trovi in questo periodo a dover sostenere un esame, è gratuito. Ad una breve parte teorica, in cui verrà spiegata cos’è l’ansia e cosa succede nel nostro cervello quando sale l’adrenalina, seguirà una parte pratica, in cui verranno svolti degli esercizi di respirazione e di rilassamento. A conclusione del corso verranno fornite delle risorse che trovano il loro fondamento nel metodo E.M.D.R. “L’ansia è una risposta compiuta dal nostro organismo in vista di un evento futuro valutato soggettivamente come minaccioso – prosegue l’esperta – tale percezione di minaccia è accompagnata molto spesso da sintomi cognitivi, fisici, emotivi e comportamentali. Possiamo avere agitazione, tremori, tachicardie, nausea, vertigini come segni diretti di un’ansia che cresce in maniera direttamente proporzionale alla vicinanza, alla difficoltà e all’importanza attribuita all’evento.

Pensieri di tipo catastrofico, come ‘Non passerò la prova!’, ‘Farò una pessima figura!’, ‘Mi considereranno un fallito!'”. “A tutto però c’è un rimedio – conclude l’esperta – Grazie a esercizi di respirazione profonda da ripetere nel corso della giornata, ed evitando magari di pensare continuamente a scenari catastrofici è possibile gestire l’ansia e arrivare all’esame in equilibrio”. Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@bioequilibrium.it o chiamare il numero 06.64824008 dal martedì al venerdì dalle 10 alle 18.

(Fonte: askanews.it)

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L'aritmia più diffusa in occidente: Rischi spesso sottovalutati

Roma, 22 mag. (askanews)
La fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa in occidente, colpisce circa un milione di italiani ed i numeri aumentano fino al 4% dell’intera popolazione con età superiore ai 65 anni, con rischi sempre più frequenti di incorrere in ictus cardioembolico. La connessione tra fibrillazione atriale e ictus tromboembolico è spesso sottovalutata, ma costituisce un rischio da 4 a 9 volte maggiore per i pazienti affetti da fibrillazione atriale.

Nel 20% dei casi, l’ictus, si rivela fatale, mentre nel 60% dei casi è causa di disabilità. Gli oltre 60.000 nuovi casi l’anno hanno destato preoccupazione e attenzione nella comunità scientifica e lo studio di nuove strade terapeutiche e preventive ha portato alla sperimentazione di nuovi farmaci anticoagulanti e di dispositivi medici all’avanguardia. Dunque, incoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce della fibrillazione atriale e sostenere la realizzazione di percorsi terapeutici e di pratiche sanitarie ottimali, sono gli obiettivi dell’ Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti Onlus, http://www.dossetti.it/. Se ne è discusso questa mattina al convegno “Il cuore «matto» di un milione di anziani over 65” presso la Camera dei Deputati.

Così, l’Associazione Dossetti si impegna a ripresentare, nel corso della corrente legislatura, la Proposta di Legge, per cui si batte da Marzo 2015, «Disposizioni in materia di malattie cardio-cerebrovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico» al fine di garantire la diminuzione di casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia nel lungo periodo.

(Fonte: askanews.it)

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Il mood food con virtù terapeutiche

Roma, 16 apr. (askanews) – Malinconia, spossatezza, apatia e cattivo umore. Prerogative del cambio di stagione ma anche di quelle brutte giornate in cui poche ore di luce, freddo e intemperie contribuiscono a rabbuiare il sorriso. Per dare scacco allo stress, arriva il “mood food”, il cibo dell’umore. Perché l’umore è anche una questione di chimica e si può veicolare a tavola, con gli alimenti del sorriso. Ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto aiuta a mantenere in salute non solo il corpo, ma anche la mente. E le virtù terapeutiche e nutritive di alcuni cibi aiutano a scatenare l’ormone della felicità.

La serotonina, le endorfine e la dopamina, gli ormoni della felicità, svolgono un ruolo molto importante per l’umore e le emozioni, come sostengono numerose ricerche scientifiche. Si tratta di neurotrasmettitori chimici che veicolano le informazioni fra i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica, stimolando la sensazione di piacere, serenità, motivazione e ricompensa. La serotonina viene sintetizzata a partire da un amminoacido essenziale, il triptofano, dal quale dipende anche la produzione di un altro importante ormone, la melatonina, che regola i ritmi sonno-veglia. La dopamina è sintetizzata grazie ad altri due amminoacidi, la tirosina e la fenilalanina: quest’ultima non viene prodotta dal nostro organismo e va perciò assunta dall’esterno (alimenti ricchi sono: il frumento, i ceci, i fagioli, le fave, le lenticchie, il formaggio, ecc.).

“Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – commenta Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di “Alimentazione, nutrizione e idratazione” presso la Scuola dello Sport CONI Roma – I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti (cioè presenti in piccole quantità) come le vitamine del gruppo B (soprattutto B12, considerata la vitamina dell’energia), la vitamina C, gli acidi grassi omega 3 e il triptofano (un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti) che migliorano umore, concentrazione e memoria. Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina.

Ricca di proteine e triptofano, vitamine del gruppo B e sali minerali, la Bresaola della Valtellina IGP è anche povera di grassi (2 g per 100 g di prodotto). Nella “dieta del buonumore” perché non includere, quindi, il salume tipico valtellinese? “La bresaola della Valtellina IGP, rispetto a molte altre carni trasformate e lavorate, è una buona fonte di triptofano (336.2 mg/100 g di prodotto, di cui 15 mg liberi), l’amminoacido che insieme ai carboidrati favorisce la produzione di serotonina. Per ottenerne quantità elevate e aumentare così la produzione di serotonina, è consigliabile realizzare combinazioni gustose tra alimenti che contengono questo amminoacido essenziale, come ad esempio pane con la Bresaola della Valtellina IGP e scaglie di parmigiano, oppure riso con gamberi, pasta e ceci, yogurt/latte con cereali”, continua Giampietro.

La Bresaola della Valtellina IGP è ricca sia di proteine ad alto valore biologico (33,1% contro il 29,3% del prosciutto crudo sgrassato e disossato, il 19,8% del prosciutto cotto e il 19% della fesa di tacchino) sia di amminoacidi essenziali e vitamine (B1 o Tiamina, B6 e soprattutto B12), tanto che una porzione da 50 grammi è in grado di coprirne il 25% del fabbisogno giornaliero della popolazione adulta per la Vitamina B6 e il 18% per la Vitamina B12. La Bresaola è ben “fornita” anche di Sali minerali preziosi per la salute dell’organismo, soprattutto zinco, ferro e selenio, che grazie alle loro proprietà nutrizionali concorrono al buon funzionamento anche del sistema immunitario. E’ importante sottolineare, inoltre, che la Bresaola della Valtellina IGP, al pari di chiunque altro alimento, va sempre inserita nell’ambito di abitudini alimentari ben equilibrate, con una scelta quanto più ampia possibile di alimenti, privilegiando il consumo di prodotti di stagione. Per le sue caratteristiche nutrizionali e per la piacevolezza al gusto, la Bresaola può essere considerata “un alimento gradevole e sicuro che rappresenta, a buon diritto, un’alternativa valida ed efficace anche nei momenti di stanchezza, di umore negativo e di maggiore impegno”.

Fonte: askanews.it

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Evento Scudomed e AreaMedici su sanzioni e ispezioni con regole Ue

Roma, 17 apr. (askanews) – Il 25 maggio prossimo diventerà pienamente operativo il regolamento europeo 2016/679 in materia di privacy, che rappresenta una rivoluzione culturale nella tutela dei dati personali e che coinvolge in modo diretto le strutture sanitarie pubbliche e private chiamate ad adeguarsi alle nuove regole. Regole più stringenti, che tengono conto delle nuove tecnologie che permeano la nostra vita, di quanto i dati siano diventati preziosi in quanto possibile fonte di business (anche illecito) e quindi della necessità di tutelarli al meglio. E che prevedono anche, in caso di violazioni, pesanti sanzioni che possono arrivare fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d’affari totale annuo. Proprio su questo aspetto Scudomed e Area Medici hanno focalizzato l’attenzione con l’evento svoltosi oggi a Roma dal titolo “La privacy nella sanità: il sistema sanzionatorio e l’attività ispettiva”.

Una volta che il regolamento diventerà pienamente operativo, ha sottolineato il presidente di Scudomed Massimiliano Parla, “l’attività ispettiva partirà. E quindi è importante fare un buon data protection assessment per verificare quali sono i punti deboli delle strutture” e porre riparo. “È importante mappare le zone e occuparsi della difesa non solo della rete ma – sottolinea Parla – del dato nudo e crudo così come viene raccolto”.

Le oltre 500 strutture sanitarie private, in gran parte accreditate al Servizio sanitario nazionale, aderenti all’Aiop “sono pronte ad affrontare il nuovo regolamento”, ha detto il direttore generale dell’associazione Filippo Leonardi. Nel tempo trascorso tra la pubblicazione e l’operatività del regolamento la sede nazionale Aiop ha svolto “un’intensa attività di informazione e formazione” proprio per accompagnare le strutture nel percorso di adeguamento.

Anche le strutture cattoliche “sono pronte a integrare le nuove regole, facendo anche molta attività di formazione, un aspetto importante”, ha dichiarato Padre Virginio Bebber, presidente di Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) che ha tenuto a sottolineare come “se è vero che ormai c’è una datizzazione della persona umana, occorre ricordare che per primo va garantito sempre l’uomo, ancor più quando malato. L’uomo malato è il vero padrone di casa nelle nostre strutture”.

Un esempio concreto del lavoro fatto e del sistema costruito proprio per ottemperare a quanto richiesto dalla normativa europea è arrivato dall’IFO, con la relazione di Giuseppe Navanteri dell’Ufficio tecnologie e sistemi informatici che ha concluso: “Dobbiamo arrivare a capire che il dato sensibile è un patrimonio, un diritto inviolabile, una nostra proprietà”. Un tema ripreso con forza dal colonnello Marco Menegazzo a capo del Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza che, su delega del garante per la Privacy, si occupa già ora delle ispezioni. Compito che continuerà a svolgere anche con la nuova normativa.

“A noi – ha spiegato – spetta il compito di verificare che la normativa venga applicata in modo corretto e, qualora riscontriamo delle anomalie, di rapportare all’Autorità facendo una fotografia di quello che rileviamo consentendo così all’Autorità di procedere con l’attività sanzionatoria”. Non bisogna dimenticare, ha aggiunto, che “il dato identifica la persona. Dobbiamo creare una cultura di protezione dei dati, che vuol dire protezione delle persone. A maggior ragione per i dati sensibili e ultrasensibili come quelli sanitari”. Con il nuovo regolamento “cambia tutto”. “Si passa da un sistema statico, fatto di check list a un sistema in cui si deve rendere conto di quello che si è fatto, all’accountability, alla responsabilizzazione. Bisogna poter dimostrare quello che si è fatto. Avere nella propria struttura un bravo Data Protection Officer (Dpo), in grado di sostenere un’ispezione sulla privacy, è di grande aiuto”.

Fonte: askanews.it

 

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Esperto: padroni possono agire contro artrosi e neurodegenerazione

Roma, 17 apr. (askanews) -Invecchiamo tutti, uomini e animali. E in alcuni casi, o meglio per alcune specie, anche i disturbi sono simili con l’avanzare dell’età. Fido con il passare degli anni può andare incontro alle stesse patologie degli esseri umani: disfunzioni cognitive e artrosi, malattie che hanno ricadute anche sul padrone spesso inerme di fronte alla sofferenza dell’amico a quattro zampe. Ma alcune strategie nutrizionali a base di integratori possono migliorare l’invecchiamento cerebrale e proteggere i neuroni, permettendo di controllare i disturbi comportamentali dei pet anziani, e regalando a cane e padrone più tempo da trascorrere insieme in salute.

“L’invecchiamento cerebrale è un processo che può colpire tutti i cani, così come accade per l’uomo – spiega il presidente dell’Anmvi-Associazione nazionale medici veterinari italiani, Marco Melosi – seppure non è facile stabilire un’età precisa, secondo alcuni studi condotti negli Stati Uniti il 50% dei cani che hanno superato gli 8 anni manifestano un disturbo definito “disfunzione cognitiva canina”, una malattia neurodegenerativa che può palesarsi con sintomi simili a quelli della malattia di Alzheimer dell’uomo. Il cane può cambiare comportamento e abitudini alimentari, può diventare più aggressivo o irritabile, può avere alterazioni del sonno e iniziare ad abbaiare durante la notte o sembrare disorientato. Questi sintomi, appaiono gradualmente e poi tendono ad aggravarsi sempre di più”.

In questi casi cosa può fare il padrone? “Il veterinario può dare suggerimenti su come accudire un animale anziano con questo tipo di disturbi – osserva l’esperto – ma oggi alcuni prodotti, integratori neurologici, assicurano risultati efficaci. Nel settore delle neuroscienze sono stati individuati dei principi attivi naturali come la fosfatidilserina o l’estratto di Ginkgo biloba che svolgono un’azione di neuroprotezione delle cellule cerebrali in grado di ottimizzare il processo di invecchiamento cerebrale ritardando i sintomi patologici. Se il cane è disorientato e confuso bisogna comunque stargli più vicino, se è aggressivo bisogna avvicinarlo con cautela evitando situazioni di stress, se è apatico o svogliato bisogna invitarlo a muoversi”.

In comune uomini e cani anziani hanno però anche altri disturbi: le articolazioni non reggono più e ci si muove a fatica. “L’artrosi colpisce quasi il 100% degli animali anziani – spiega Melosi – è causata da un’erosione delle superfici articolari dovuta a un consumo fisiologico delle cartilagini; a seguito di queste erosioni si sviluppa un’infiammazione cronica che dà origine a dolore e alla produzione di osteofiti, speroni ossei che peggiorano il dolore nel cane e nell’uomo. Ma l’artrosi nel cane non è solo senile; può essere provocata anche da malattie ortopediche come la displasia del gomito e dell’anca e in questi soggetti le erosioni e le infiammazioni delle articolazioni si manifestano anche in giovane età, tanto da poter compromettere la qualità della vita dei cuccioli”.

“Per gli animali anziani che manifestano precocemente segni di artrosi, ma anche per evitare semplicemente una rapida evoluzione della patologia, esistono sostanze come la Palmitoilglucosamina in grado di proteggere le articolazioni e rallentare il processo artrosico. Il dolore viene mitigato, permettendo anche di ridurre l’uso di antidolorifici. Per il resto – conclude il presidente dell’Anmvi – i suggerimenti sono gli stessi da adottare con l’uomo: incoraggiare il movimento con passeggiate regolari proporzionate all’età e alle condizioni del cane e controllare il peso se tendono a ingrassare”.

Fonte: askanews.it

 

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L'esperta: servono spazi "decompressione"

Roma, 26 apr. (askanews) – Insonnia, depressione, problemi fisici gravi o cronici: tutti sintomi dell’eccesso di fatica e stress che la vita lavorativa comporta e che rischia di risucchiare il dipendente in una spirale da cui è difficile tirarsi fuori. In un mondo lavorativo volatile tutto è non determinabile e frenetico: E a risentirne è la salute: lo conferma anche la scienza che con una ricerca pubblicata sulla rivista Lancet e ripresa dalla CBS, stabilisce che lavorare più di 55 ore alla settimana accresce il rischio di ictus del 27% e di sviluppare una malattia cronica del 13%. Questa instabilità porta l’organismo e la salute mentale a situazioni di stress e per cercare di “non perdere la testa” l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha istituito la Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, utile a ricordare di ridimensionare gli impegni e a salvaguardare se stessi.

“La realtà del lavoro è cambiata: oggi il modo di giudicare una buona performance infatti non è uguale a ieri – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia – perché si lavora per obbiettivi con azioni fulminee, decisioni veloci veicolate con poche informazioni che però devono essere efficaci e ponderate. Anche le aspettative elevate e la paura delle intelligenze artificiali che sostituiscono l’operato dell’uomo, rendendolo fragile e spaventato, sono due fattori da non sottovalutare perché il lavoratore si sente improvvisamente obsoleto. I contesti “centrifuga” fanno parte ormai della nostra realtà quotidiana e provocano pressione continua di cui è difficile liberarsi”.

Lavorare troppo fa male non solo al fisico ma anche alla mente, tesi supportata dalla ricerca della Melbourne University e pubblicata sul The Guardian, in cui è evidenziato come dopo i 40 anni sia bene lavorare solo 25 ore alla settimana. La ricerca, frutto di un sondaggio effettuato su un campione di 6500 lavoratori australiani, si è basata su tre parametri: memoria, abilità percettive e capacità di comprensione di un testo scritto. È emerso che, indistintamente uomini e donne, hanno difficoltà a concentrarsi e il calo della produttività è più che evidente. “Il nostro migliore amico? Siamo noi: possiamo diventare flessibili, cambiare idee e il nostro modo di vivere per diventare bravi a orientarci nella confusione – prosegue la master coach Marina Osnaghi – la soluzione è trovare spazi di decompressione, iniziando dalle piccole cose come smettere di mangiare di fronte al pc o non pranzare affatto, per arrivare alle grandi e complesse come cambiare prospettiva mentale e imparare a convivere con la pressione dei nostri tempi con cui tutti ci dobbiamo misurare ed essere in grado di commutare la velocità e il caos da anomalia a normalità”.

Fonte: askanews.it

 

 

 

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